Per capire meglio le nostre abitudini alimentari e scavare nelle nostre radici gastronomiche, è doveroso far riferimento alle abitudini alimentari e culinarie dell’Antica Roma.
I reperti antropologici ritrovati con gli scavi, hanno permesso di ricostruire la dieta degli antichi romani. Dai resti ossei e sopratutto dall’apparato dentario antropologi e medici possono ricavare tantissime informazioni utili per ricostruire le usanze del popolo dell’Antica Roma. Infatti dalla dentatura si può capire la stato di nutrizione o di denutrizione degli individui e si possono immaginare i cibi che venivano consumati e di conseguenza le abitudini a tavola.
Gli Antichi Romani consumavano tre pasti nell’intera giornata: jentaculum, prandium e coena.
Il primo pasto il jentaculum corrisponde alla nostra prima colazione, che all’epoca romana era caratterizzata da pane, formaggio, latte, miele e frutta secca.
Il pranzo veniva consumato molto rapidamente sopratutto da chi lavorava ed era impegnato nel foro romano; presso le famiglie patrizie invece la coena iniziava nel tardo pomeriggio e si poteva protrarre fino al giorno dopo. I banchetti e il gozzovigliare degli antichi romani è pratica conosciuta in tutto il mondo.
I principali alimenti dei romani erano radici, cipolle, cavoli, lattuga, porri, fave, ceci, sesamo e cereali. Per la plebe la dieta era ovviamente più povera. Il pesce secco e la carne erano consumte solo dalle famiglie ricche.
Quello che non mancava mai, anche nelle osterie popolane era il vino, mischiato all’acqua bollente e servito sulle tavole. Nei banchetti patrizi il vino scorreva a fiumi!
I romani amavano le spezie, il pepe e le erbe aromatiche e una salsa chiamata garum ricavata da un pesce fermentato che mettevano dappertutto!
Trovate delle similarità con la nostra tavola?
Lo staff di R2m