Archive for the ‘La storia a tavola’ Category

Verdura di stagione: La zucca


2011
10.13
La zucca e le sue proprietà

La zucca: conosciamola meglio

Siamo sempre dell’opinione che sia meglio consumare frutta e verdura di stagione. Secondo i calendari della “campagna” in questi mesi è il momento della zucca. La zucca è un ortaggio originario dell’America centrale: i nativi utilizzavano ogni sua parte in cucina, era praticamente il l’ alimento base nella loro dieta.

La zucca appartiene alla grande famiglia delle Cucurbitacee, molto ricca di varietà, sia per quanto riguarda la forma, che per il colore. La tipologia più diffusa è la Zucca dolce, farinosa e dolciastra.

Quella che noi generalmente chiamiamo zucca è in realtà il frutto arancione che può arrivare a pesare fino ad 80kg.

In Italia i campi più coltivati a zucca si trovano presso Marina di Chioggia, vicino a Ravenna.

Polpa e semi nascondono molte proprietà, specialmente quest’ultimi aiutano a curare la tenia echinococco, ovvero il verme solitario. Nel seme è presente un aminoacido che “paralizza” letteralmente il verme e ne provoca il distacco dalla parete intestinale. Inoltre i semi aiutano ad alleviare le infiammazioni della pelle e a prevenire le disfunzioni delle vie urinarie.

In cucina rappresenta un delizioso ingrediente per preparare il noto risotto alla zucca o la zuppa. Simbolo della festa di Halloween, la zucca per la sua forma e colore ci riporta ad una dimensione magica e fiabesca…vi ricordate nella favola di cenerentola che la carrozza scintillante? Prima dell’arrivo della fata turchina era una zucca!

Vi invitiamo ad utilizzare quest’ortaggio nella dieta quotidiana, perché le sue proprietà sono veramente benefiche!

L’antropologia alimentare: mangiare è una pratica culturale!


2011
08.18
Antropologia alimentare

Antropologia alimentare

L’antropologia alimentare vediamo cos’è!

Si sta sviluppando da qualche anno in ambito socio-antropologico una nuova disciplina nota come Antropologia Alimentare; questa nuova scienza indaga sulle relazioni tra cibo e cultura. Quante volte abbiamo fatto un viaggio e in nostri amici e parenti al ritorno ci hanno chiesto: “Ma cosa avete mangiato o assasggiato?” ,questo perchè c’è una forte connessione, tra popolo, cibo e tradizioni alimentari.

Gli antropologi come primo passo hanno cercato di separare il pure concetto di nutrimento biologico da quello di alimentazione, per assegnargli un valore più profondo, più culturale. Preparare e condividere il cibo è un vero e proprio rituale, che racchiude diversi significati. Pensiamo per esempio ai cenoni di Natale, non mangiamo perchè “abbiamo fame” ma semplicemente per celebrare una festa che ha molti valori simbolici per le famiglie; è come se soddisfassimo “un appetito simbolico“.

L’antropologa Mary Douglas sostiene che un pranzo e una cena, sono qualcosa di pù di un approvvigionamento di calorie e che occorre “decifrare un pasto” per arrivare a capire altre cose di quel gruppo o nucleo familiare. Secondo la studiosa il pasto è visto come un codice in grado di mettere in evidenza i rapporti sociali che in esso si concentrano (gradi gerarchici, classi di potere e divisione dei generi).

L’antropologia alimentare fa del cibo un veicolo e uno strumento per indagare sui comportamenti sociali e culturali. In questa prospettiva per esempio cercare il sapore della  pasta e fagioli della nonna è una pratica legata al recupero di un’identità familaire che fa riferimento al patrimonio culturale di ognuno.

L’acquavite: le origini della grappa italiana


2011
08.11
Acquavite e grappa

le origini della grappa: l'acquavite

Come si preparava l’acquavite.

La prima cosa da fare era assicurarsi la “tecnologia” giusta per produrre l’acquavite. Si costruiva un distillatore con due recipienti, uno dei due veniva riempito di vino e posto sul fuoco. Il forte calore provocava la formazione di vapore nel recipiente rimasto vuoto, nel quale veniva posta un serpentina che passava in mezzo all’acqua. Questa posizione permetteva al vapore di condensarsi sotto forma liquida, nella bevanda che oggi chiamiamo Acquavite. La serpentina portava ad un recipiente,  che raccoglievagoccia dopo goccia la preziosa bevanda.

Da 10 litri di vino si riusciva a ricavare circa un litro di acquavite in un’oretta di lavorazione. In passato produrre alcolici in casa non era un’attività che seguiva regole precise, in termini di accorgimenti alimentari e di igiene. Si usavano strumenti casalinghi di fortuna spesso alambicchi di rame.

L’acquavite non serviva solo come digestivo ma anche come disinfettante, per prevenire la malaria e le infreddature.

Oggi i metodi di distillazione si sono raffinati e da una produzione familiare e quotidiana si è passati ad una produzione industriale. Le varietà di grappa sono tantissime, dal Nord al sud Italia continua essere una specialità tipica del nostro paese.

La storia dell’olio d’oliva: ingrediente in cucina e unguento magico


2011
05.27
Olio d'oliva e extravergine

La storia dell'olio d'oliva risale a 8000 anni fa.

L’olio d’oliva ha delle proprietà benefiche ed è uno degli ingredienti base della cucina italiana. La sua storia ha radici antiche, che accompagnano la storia dell’uomo sin dagli albori dell’umanità. Le prime coltivazioni risalgono a 8000 anni fa in Medio Oriente, nei territori che oggi corrispondono alla Siria.

I primi a riconoscere le proprietà della pianta d’ulivo furono i Fenici, che durante le migrazioni diffusero la pratica di estrarre l’olio d’oliva  in tutto il Mediterraneo.

I Romani cominciarono a coltivare piante d’ulivo in ogni territorio occupato e imposero alle popolazioni conquistate di pagare i tributi all’ Impero sotto forma di Olio d’oliva. Riuscirono inoltre a innovare le tecniche per la spremitura e per la conservazione.

Le proprietà benefiche dell’olio venivano celebrate nei rituali pagani (legati alle leggende di Minerva e Poseidone) e nella cura del corpo.

In molti scavi archeologici del Mediterraneo sono stai rinvenuti reperti che testimoniano l’importanza dell’olio d’oliva nella quotidianeità: igrediente base della cucina, unguento dai poteri magici e straordinario cosmetico applicato durante i massaggi, la pulizia e l’igiene personale.

Uso che oggi nel XI secolo non è poi così cambiato…l’olio d’oliva rimane sempre un componente fondamentale che accompagna l’uomo nella sua quotidianeità.

Il sidro di mele, una bevanda dolce e magica


2011
05.16
Sidro di mele

Sidro di mele bevanda celtica

Il sidro è una bevanda a base di mele che raggiunge un grado alcolico dai 4 ai 7 gradi, a seguito della spremitura e della fermentazione delle mele. Ha un sapore dolciastro e può essere prodotto anche con le pere e le mele cotogne.

Bere sidro era una pratica diffusa tra le popolazioni celtiche, un segno di condivisione e comunanza che allietava cerimonie e serate allegre. Anche i Galli bevevano sidro, tant’è che insegnarono ai romani la produzione. Nella produzione della bevanda veniva utilizzato un tessuto fatto di fibre fitte e resistenti, le mele vi venivano inserite e pressate con un peso; il succo che ne usciva veniva lasciato fermentare in botti sigillate e  aperte al momento opportuno. Dalla durata dipendeva il grado alcolico del sidro e la presenza o meno di spuma.

Una citazione al sidro di mele è presente anche nei fumetti di Asterix e Obelix, che raccontano proprio la vita di un villaggio gallico.

Il sidro è il compagno perfetto delle crepes, la sua dolcezza si sposa con alcune specialità francesi e può essere aggiunto anche al cassis come aperitivo!

La salsa guacamole, un condimento delizioso per gli aperitivi


2011
05.05

La ricetta della salsa guacamole ha origini antiche. I primi a preparare  questo condimento furono gli Atzechi, che utilizzavano la sola purea di avocado condita con lime e sale. Oggi è diventata una specialità messicana gustata principalmente con tacos e tortillas!

Il guacamole con tacos e tortillas può essere servito come un antipasto abbinato ad un buon margarita! Vediamo ora gli ingredienti della salsa!

Ingredienti

2 avocado maturi e 2 pomodori maturi

sale pepe, cipolla,olio, peperoncino verde

coriandolo,lime e cumino

Tagliare a metà i due avocado, togliere il nocciolo e spellare gli avocado. Tagliare la polpa a dadini, versate la metà in una ciotolo e pestate con una forchetta. Sminuzzare aglio, cipolla e peperoncino e unirli al composto insieme ai pomodori spellati e tagliati a dadini.

Grattuggiare il lime e spremetelo, aggingere il succo e la scorza alla crema di avocado con pepe, sale e cumino. Amalgamare bene gli ingredienti della salsa guacamole aggiungere un cucchiaio di olio d’oliva e l’altra metà di dadini e lasciare riposare almeno 30 minuti per far macerare ed insaporire la salsa.

La tradizione delle uova di pasqua, colorare e decorare alcuni suggerimenti!


2011
04.19
Le uova di pasqua colorate!

Uova di pasqua colorate e decorate

Le uova di Pasqua sono un classico della tradizionale colazione, di cioccolata o sode, l’importante è che siano presenti a tavola. Se Se non si ha tempo per addobbare tutta la casa in occasione della pasqua è doveroso almeno portare in tavola le uova colorate e decorate.

La soluzione più ovvia è utilizzare i colori alimentari quelli che utilizzano i pasticceri, ma tuttavia possiamo trovare in casa, tra gli scaffali tutto quello che serve per decorare le uova di pasqua in modo naturale senza l’ausilio degli elementi chimici.

Aprendo uno scaffale troveremo sicuramente thè o caffè. Questi due se preparati in dose massiccia con l’acqua possono tirare fuori due colori: il beige e il marrone.

Per i colori più vivaci bisogna sbirciare in frigo: le barbabietole e i mirtilli servono per colorare le uova di rosso/rosa, la buccia della cipolla tira fuori un arancio, la radice di curcuma e le bucce d limone il giallo, le bucce delle mela verde il verde e le foglie del cavolo il blu.

Un altro suggerimento per ottenere dei colori è utilizzare gli infusi, di solito questi forse più del tè tirano fuori delle colorazioni vivaci! Ovviamente non saranno mai simili ai colori chimici,  intensi e forti…ma le colorazioni naturali delle uova di pasqua sono un’alternativa più ” verde” e un insegnamento per i bambini, che così possono comprendere che i colori vengono dalla natura e non dalle industrie chimiche!

Il sushi: una tradizione molto speciale


2011
01.13

Il sushi ha una sua tradizione molto antica e si conviene che anticamente questa specialità era legata ad una metodologia particolare con cui si conserva il pesce per non farlo marcire troppo velocemente.

Le prime tracce della preparazione del sushi le troviamo nella cina sudorientale all’incirca nel V secolo a. C., periodo in cui si è comiciato a conservare il pesce in salamoia e nel riso bianco fermentato. Dobbiamo aspettare  i primi viaggi dei monaci cinesi  nel VII secolo d.C.  per ritrovare delle tracce di un sushi primordiale. Solo nel VIII secolo cominciamo a trovare un tipo di preparazione che assomiglia a quella del sushi contemporaneo. Chiaramente anche nella lingua giapponese il termine sushi non era lo stesso della lungua moderna, i vocabili utilizzati per indicare un certo tipo di lavorazione erano altri.

Il sushi veniva scambiato quasi fosse una moneta di scambio, infatti a Kyoto, la capitale, veniva utilizzato per pagare i contributi fiscali. La prima ricetta del sushi era preparata in questo modo: pesce di carpa salata e riso cotto disposto a strati in un contenitore coperto con una pietra per creare il sottovuoto; questo primo piatto veniva chiamato nare zushi.

Piano piano le tecniche di fermentazione si sono raffinate fino ad arrivare a consumare il pesce quasi crudo,conservarlo in salamoia era un modo per non farlo marcire e per conservarlo senza frigorifero. Si cominciava anche a mangiare il riso e a condire gli strati di pesce. Nel 1800 arriva la lavorazione del sushi come lo conosciamo oggi, si preparano i nigiri zushi a mano.

Il sushi oggi è diventato un cibo globale, condito con soia, zenzero e il famoso wasabi. Una vera specialità che gli amanti del pesce e del le specialità orientali devono provare!

La befana


2011
01.03

“La Befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte
col cappello alla romana
viva viva la Befana!”

(filastrocca popolare)

La festa tradizionale della Befana ha origini pagane legate al culto di madre Natura, solo dopo il cristianesimo diventò una festa religiosa in ricordo  della visita dei Re Magi a Gesù.

All’epoca dei romani la befana era rappresentata da dodici creature femminili che magicamente guidate da Diana, volavano sui campi seminati per propiziare i futuri raccolti.

Nel periodo del medioevo  la festa fu severamente vietata perchè celebrava una strega e questo poteva indurre il popolo a venerare satana e le sue ancelle malefiche.

Dopo la nascita di Gesù questra tradizione legata alla prosperità della Natura e dei raccolti si tramutò in festa cristiana per ricordare i re Magi che con dei doni facevano visita a Gesù appena nato.

Ai nostri giorni l’immagine che tutti abbiamo della befana è di una vecchietta magica e gobba che sulla sua scopa fa visita ai bambini tra la notte del 5 – 6 gennaio portando doni ai bimbi buoni  e carbone a quelli più monelli. L’usanza vuole che la notte del 5 vicino al caminetto o vicino ad una finestra si lasci una calza vuota che la vecchia strega riempirà di dolci, regali o carbone.

Le calzette sono riempite di dolcetti, cioccolata, biscotti e altre leccornie solo se i bambini sono stati buoni durate l’anno. Oramai la tradizione pagana della  festa è stata sostituita dall’immagine di questa nonnina un po’ birichina che premia o punisce i suoi tanti nipotini!

La festa del Capodanno: origini e tradizioni


2010
12.23

Suggeriti i menù e le idee regalo per Natale…è ora di sare spazio alla festa immediatamente successiva: Il Capodanno!

La festa odierna del Capodanno che coincide con il passaggio dal 31 dicembre al 1 gennaio, è in realtà una data convenzionale stabilita durante il periodo dell’impero Romano che poi si è consolidata nel tempo e nella storia come ufficiale.

Presso le popolazioni celtiche il Capodanno coincideva con il giorno di Halloween e tra i Maya veniva festeggiato il 24 giugno, mentre nei festeggiamenti cinesi non c’è una data precisa perchè l’ultimo dell’anno cade il secondo giorno di luna piena dopo il 21 dicembre!

Il primo a fissare il 1 gennaio come primo dell’anno fu Giulio Cesare nel 46 a.C. con il calendario Giuliano, un calendario di origine egizia modificato dall’eccentrico imperatore romano. Nel periodo Medioevale si disperse l’usanza di festeggiarlo tra il 31 dicembre e il 1 gennaio, ogni paese europeo adottò scelte diverse fino al 1582 con l’adozione del calendario gregoriano che sancì la data definitiva del 1 gennaio!

Tra le usanze e tradizioni legate alla festa di capodanno ce ne sono alcune che dobbiamo inevitabilmente ricordare:

- gettare dalla finestra oggetti inutilizzati o che non servono più per liberarsi dalla negatività e dalle “cose” che non hanno funzionato nell’anno precedente;

- mangiare lenticchie e indossare biancheria rossa come buon auspicio per l’anno che verrà;

- fare fuochi d’artificio…usanza praticata nell’antichità per scacciare gli spiriti maligni!

Voi come trascorrerete questa festa? In piazza, festeggiando in un locale o con un cenone di Capodanno tra amici?

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