Archive for the ‘La storia a tavola’ Category

Cenone di Capodanno…


2010
12.17

Quali piatti non devono mancare nel cenone di Capodanno? Proveremo a darvi dei consigli da seguire!

Se scegliete di passare la notte di San Silvestro in  in un ristorante o locale, optate per dei posti che conoscete…onde evitare di trascorrere la serata in modo poco soddisfacente.

Per chi decide invece di organizzare un cenone con gli amici vi suggeriamo dei piatti che non devono assolutamente mancare!

Antipasti

Gli antipasti per il cenone di capodanno devono essere sfiziosi…come per esempio delle zucchine grigliate, delle tartine di robiola e rughetta un cocktail di gamberi. Una vera bontà è la spianata di mozzarella arrotolata con bresaola e rucola! Gli antipasti devono essere leggeri e freschi in modo da non saziare subito i commensali!

I primi

Per i Primi piatti meglio andare sul tradizionale come una buona lasagna…per renderla più sfiziosa potremmo preparare una versiona vegetariana con verdure o una buona lasagna al pesto.

Secondi

Un’arista al forno con patate, un agnello al forno in salsa d’arancia, un frittura di calamari  o un’insalata di polpi sebbene piatti non troppo elaborati (meglio per la cuoca) completeranno le vostre portate per Capodanno!

Dessert

Classici dolci di Natale e spumante…

e ovviamente non dimenticate le lenticchie tradizionali! :-)

Settembre tempo di Vendemmia


2010
09.03

settembre vendemmia

La vendemmia, di solito festeggiata a settembre, è ancora un momento celebrato con sagre, manifestazioni e feste paesane in cui la protagonista indiscussa dei festeggiamenti è l’uva!
La tradizione contadini di abbinare la raccolta dell’uva ad una grande festa ha origini antichissime, ben prima dell’età romana.
Nelle comunità pastorali e agricoli la connessione tra raccolte stagionali e festeggiamenti era cosa comune, attraverso la quale si onoravano gli dei, la natura e i frutti del duro lavoro.
Già nell’antica Roma le feste in onore di Dionisio e di Bacco  venivano celebrate per benedire l’uva posta nelle cantini e il primo mosto che si faceva.
L’ uva  si è sempre distinta per essere una risorsa alimentare fondamentale, non solo per la produzione del vino.
Infatti i chicchi d’una venivano usati per fare dolci, tipi particolari di pane e con la prima pigiatura si otteneva un succo non fermentato che diventava una  bevanda rinfrescante. Oppure  il mosto fresco si faceva cuocere lentamente con  noci, fichi o mele e poi lasciato rapprendere e mangiato tipo mostacciolo.
Insomma il tempo della vendemmia di settembre rimane ancora un’occasione per condividere le tradizioni contadine, in particolar modo se si  vive in piccoli centri… e per assaporare quello che veniva chiamato il nettare degli Dei, il buon vino frutto dell’uva e della sua lavorazione!

Storia della pasta


2010
08.04

storia della pasta

Volevamo dare spazio e approfondire la storia di  un alimento che fa parte della tradizione culinaria italiana al 100% , tracciare le origini della biografia della Pasta.

La prima forma di pasta alimentare risale all’era del Neolitico, quando l’uomo cominciò a coltivare i cereali e a capire come attraverso i processi di macinazione, cottura e essiccamento si poteva ottenere un alimento commestibile.

La testimonianza più antica risale ad un ritrovamento in Cina databile intorno ai 4000 anni fa presso Lajia; in effetti la tradizione gastronomica della pasta si è poi sviluppata sul territorio cinese e tutt’oggi rappresenta un alimento importante nella cucina cinese.

Per tornare alle origini della pasta sul nostro territorio, la testimonianza più antica è stata ritrovata in una cittadina del centro Italia a 4o km circa da Roma. Nel sito archeologico della Necropoli di Cerveteri e nello specifico nella tomba della Grotta Bella sono presenti dei rilievi che raffigurano oggetti e rappresentazioni della vita quotidiana; tra i rilievi troviamo tutti gli utensili  per preparare la pasta: la spianatoia, il mattarello e la rotella per tagliare.

L’arte della pasta si sviluppa successivamente nei borghi medioevali e nel XVI secolo a Gragnano si comincia a lavorare una specialità: I Maccheroni. I migliori pastifici si trovano ancora qui e la produzione di pasta a Gragnano è veramente di qualità!

La storia della pasta è parte integrante della storia della nostra gastronomia e la specialità più cucinata e amata in tutto il mondo!

La cucina Sudafricana


2010
06.14

cucina sudafricana

Inevitabilmente la storia coloniale del Sudafrica si riflette  in molti aspetti della cultura sudafricana. Questo coinvolge anche la tradiziona enogastronomica che rispecchia il carattere multietnico della popolazione del Sud Africa.

Influenze olandesi e britanniche si possono trovare già nei prodotti tipici della prima colazione: uova e bacon, the, caffè e succhi di frutta di vario genere.

La tradizione gastronomica locale è invece rappresentata da prodotti come carne (dal manzo all’antipolope) frutta e tanto pesce.

Il Mais è il prodotto nazionale e alla base della cucina sudafricana e viene cucinato e preparato in diverse forme: alla brace,  in grani freschi e teneri e come polenta. La carne è un altro alimento fondamentale. Grazie ai pascoli naturali la carne bovina sudafricana, a pari passo con quella argentina, gode di ottima fama in tutto il mondo.

Un piatto tipico della cucina locale è il sosatie. Una portata a base di carne di maiale o di agnello tagliata a cubetti e fatta allo spiedo insieme a pezzetti di albicocche secche, accompagnata dalla famosa polenta la krummelpap. Un altro piatto da provare è il bobotie un piatto di carne,frutta e curry malese.

In Sud Africa è solito mangiare anche carne di struzzo, impala, antilope e bufalo essicata da gustare come stuzzichino, chiamato billtong. La vicinanza all’oceano fa si che il popolo sudafricano sia un grande consumatore di pesce fresco, i piatti tipici sono infiniti: la trota affumicata, crostacei di vario genere come aragoste, granchi e gamberi o lo snoek un pesce locale molto usato cotto alla griglia e il barracuda.

E non non dimenticare i vini sudafricani, infatti la produzione vinicola vanta di un’ottima selezione di vini, prodotti nelle valli del paese.

La tradizione vinicola del Trentino


2010
06.08

vini Trentino Alto AdigeLa produzione del vino in Trenitino Alto Adige è conosciuta in tutt’Italia per i vini pregiati e per avere una tradizione radicata nella storia della regione stessa. Oltre il 50% dei comuni trentini è impegnato nella coltivazione e nella produzione del vino.

Tracce storiche che testimoniano le origini della produzione vinicola in Trentino sono riconducibili alla preistoria, infatti nella valle di Ledro sono state ritrovate tracce che fanno ipotizzare ad una coltivazione della vite già nell’età di Bronzo.

Nel 1800 circa sono stati ritrovati invece dei reperti etruschi nella Valle di Cembra,in particolare e è stato ritrovato un vaso di rame la situla etrusca, che serviva a celebrare delle cerimonie religiose il favore di Bacco, il Dio del Vino.

Nel territorio delle valle trentine si succeddettero molte popolazioni tra cui anche gli antichi romani, che affinarono le tecniche delle popolazioni locali nella coltivazione.

Arriviamo al Medioevo, periodo storico a cui risalgono i  primi documenti scritti sulla gestione e sull’ organizzazione dei vitigni.

Oggi i territori più sviluppati da un punto di vista vinicolo corrispondo alle valli di Cembra, del Sarca e dell’Adige, territori in cui viene prodotto l’80% dei vini del Trentino Alto Adige.

La tipologia di uva più diffusa è la schiava da cui si ottengono sopratutto vini leggeri; i ì vini rossi sono particolarmente diffusi come per esempio il Pinot Nero, il Marzemino Trentino, Il Lagrein, il Merlot e il Cabernet. Non sono meno conosciuti i vini bianchi come Il Muller Thurgau, il Riesling e il Traminer.

Storia della granita siciliana


2010
05.20

prodotti tipici siciliani

Da dove viene la granita siciliana?

Ai tempi degli antichi romani le famiglie pratizie usavano conservare in appositi contenitori chiamati ” case neviere” la neve dell’Etna durante l’estate per preparare gelati e sorbetti (o almeno qualcosa di similare!).

Chiaramente parliamo di una granita rudimentale, infatti la neve veniva condita con aromi e spezie e mangiata prima che si sciogliesse! Anche durante gli scavi archeologici a Pompei  sono stati ritrovati dei contenitori chiamati thermopolia che servivano proprio per conservare cibi e ghiaccio.

L’arte della granita e la sua preparazione sono state migliorate e sviluppate durante il periodo della dominazione araba e grazie proprio agli arabi, questo prodotto tipico siciliano è stato diffuso ed ha acquistato le sembianze della granita siciliana moderna.

I gusti della granita sono illimitati e basta un po’ di fantasia per trovarne nuovi. Le più gustose rimangono senza dubbio la granita alla mandorla o al gelsi, alimenti tipici siciliani. La granita a differenza della grattachecca romana rimane molto più densa e cremosa, il ghiaccio è completamente tritato e non spezzettato.

La qualità dei prodotti siciliani è conosciuta in tutto il mondo e specialmente i dolci e le granite hanno un ruolo importante nella diffusione delle prelibatezze siciliane!

La stagione dei confetti


2010
05.17

confetti Di SulmonaLa prima cosa a cui si pensa quando si parla di confetti è la celebazione di una cerimonia;  un matrimonio, una nascita, una comunione, qualcosa insomma che coinvolge la famiglia in un momento di unione e condivisione.

Ma da dove viene la tradizione del confetto e perchè viene utilizzato proprio nelle cerimonie?

Gli antichi romani già all’epoca di Tiberio accompagnavano le celebrazioni di nascite o unioni matrimoniali regalando alla neo famiglia i confetti. All’epoca il confetto non era fatto con lo zucchero (che ancora doveva arrivare a tavola) ma con il miele che ricopriva il chicco di mandorla! Erano più delle caramelle in realtà, che comunque venivano conservate in vasetti perchè considerate un piccolo lusso.

Tracce dell’uso dei confetti per rituali cerimoniali si hanno anche nella storia dell’Impero Bizantino e Arabo. Durante i matromini si usava gettare alla coppia di sposi come simbolo di buon auspicio dei confetti perchè considerati un prodotto ricco e sostanzioso.

La forma moderna e il confetto come lo intendiamo ai nostri giorni compare sulle tavole solo nel XV secolo. La fabbricazione iniziò nel convento di Santa Chiara a Sulmona;  inizia così la  tradizione di uno dei prodotti abbruzzesi più conosciuti al mondo.

Citati da Boccaccio, Manzoni e Goethe i confetti di Sulmona sono una vera e propria specialtà regionale che allieta le cerimonie e i festeggiamenti.

L’anima del confetto può essere di mandorla (che è il vero prodotto tradizionale), cioccolato, pistacchio, frutta secca e canditi vari. La colorazione esterna è una pratica moderna, infatti il confetto classico è bianco porcellana, colore che dipende dagli strati dello zucchero che ricoprono l’anima.

Generalmente ogni colore è associato ad una cerimonia:

Bianco: adatti per matrimoni, cresime e comunioni

Verde: fidanzamenti

Rosa o Blu: nascite e battesimi

Rossi: lauree

Questa è proprio la stagione delle cerimonie e i confetti di Sulmona sono dei prodotti perfetti per celebrare e festeggiare momenti importanti!

La cucina spagnola


2010
04.20

la Spagna a tavola

La cucina spagnola rappresenta un ottimo equilibrio tra  tradizioni mediterranee e arabe e tutt’oggi non riflette un vero e proprio spirito nazionale ma bensì un carattere regionale. Infatti la cucina spagnola può essere molto diversa da regione a regione anche e sopratutto per motivi geografici e climatici.

La cucina spagnola si è sviluppata parallelamente a quella italiana, infatti se pensiamo alla storia delle due nazioni  è evidente come la cucina italiana abbia influenzato quella spagnola e viceversa, nel corso dei due secoli di dominazione.

I sapori sono simili e gli ingredienti che si utilizzano nella preparazione delle varie specialità sono per lo più: olio d’oliva, vino, prezzemolo, basilico, aglio e legumi.

Dopo il 1492 arrivano sulle tavole spagnole prodotti che fino a quel momento erano sconosciuti come patate, mais e tutti gli alimenti tipici del centro america.

Piatti tipici della cucina spagnola sono per esempio:

- il Txangurro relleno un piatto dei paesi baschi composto da una conchiglia ripiena di granchio e gratinata;

- il Gazpacho una zuppa fredda a base di pane, pomodoro, aglio, cetrioli, peperoni, aceto e olio d’oliva;

- la famosa paella valenciana;

- Huevos a la flamenca un piatto di  uova con verdure e salsicce piccanti.

Da non dimenticare poi la vasta selezione di vini spagnoli e la bevanda per eccellenza del far fiesta ovvero la sangria.

La cucina marocchina


2010
04.15

La cucina marocchina ha origine molto antiche, con i suoi duemila anni di storia racchiude in sè influenze mediterranee, arabe e africane.

Dalla cucina araba ha ereditato il gusto agrodolce e l’uso delle spezie in molti piatti, sopratutto nella preparazione dei dolci. I sapori forti e decisi caratterizzano le pietanze marocchine, ricche di aromi. Un pranzo o una cena completa sono molto sostanziose e ricche di colori e profumi.

Il piatto nazionale marocchino è il famoso cous cous, che spopola in tutto il mondo…oltre a questa straordinaria pietanza non dobbiamo dimenticare le tajines un mix di carne e pollame che prende il nome dal recipiente in terracotta smaltata con il bizzarro ma utile coperchio conico, che non permette l’evaporazione del cibo durante la cottura.

Pesce e carne vengono preparati quasi sempre in umido e serviti con dei legumi e cereali, cibo molto diffuso nella cucina marocchina.

L’influenza della cucina marocchina è arrivata anche in Sicilia con la dominazione araba nel passato e con la poca distanza tra le due coste, infatti un buonissimo cous cous è possibile mangiarlo tranquillamente in uno dei tanti ristoranti siciliani!

I Galli a tavola


2010
04.08

Cosa mangiavano Asterix e Obelix a tavola?  Apparte la pozione magica che rendeva i guerrieri invincibili contro gli antichi romani nel famoso fumeto di Uderzo e Goscinny, la cucina del popolo gallico era molto semplice e constava di due pasti principali.

Il più importante era il pasto serale consumato in grandi spazi comuni su tavolate di legno grezzo che iniziava con un’isalata di malva e luppolo (tutti prodotti che oggi potremmo definire biologici), zuppe leggere di legumi e latre tipi di verdure per poi aspettare la cacciagione.

I galli erano degli abili cacciatori e tanti animali selvatici popolavano le antiche foreste della Gallia. La selvaggina veniva cotta su una brace rovente e su uno spiedo affilato. La preparazione e la cottura dell’animale era considerato un momento di aggregazione e di condivisione della benevolenza degli dei che avevano permesso una caccia abbondante.

Uno degli animali più prelibati e cacciati era l’Uro, che secondo le testimonianza di Giulio Cesare somigliava ad un toro selvatico più piccolo di un elefante ma con una forza impressionante! Altri piatti succulenti che bandivano le tavole erano sopratutto a base di maiale, cinghiale e oca.

Il contatto con il popolo romano cambiò le abitudini a tavola dei Galli che iniziarono a consumare il vino durante i pasti e in cucina! La cucina dei Galli era molto sostanziosa ma di certo non raffinata…ma le cose lungo coro dei secoli sono cambiate basta pensare infatti che oggi la cucina francese è una delle più raffinate e i vini francesi sono rinomati per loro qualità in tutto il mondo!

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